Essenza Spazio Terapeutico

Efficacia delle tecniche bioenergetiche

Un buon esempio dell’efficacia delle tecniche bioenergetiche è il trattamento della depressione.
Studi di cinematica hanno dimostrato che la motilità è significativamente ridotta nei soggetti depressi. Le nostre osservazioni hanno chiaramente indicato che la respirazione è a sua volta molto ridotta in tale disturbo. L’effetto di tale riduzione nei processi biologici fondamentali del corpo consiste in una diminuzione della reattività emozionale. Ignorando per un momento i fattori psicologici in gioco in queste condizioni, resta il fatto che qualsiasi procedura atta a stimolare la respirazione e ad aumentare la motilità del corpo può consentire al soggetto di superare la propria condizione depressiva. Usando le tecniche bioenergetiche opportune è spesso possibile produrre un miglioramento abbastanza rapido e duraturo di tali funzioni fondamentali. Il risultato è spesso sorprendente per il paziente, che ignora che ciò che egli considerava come un disturbo mentale era intimamente e direttamente connesso con le attività del corpo.
Questa immediata liberazione dalla depressione sarà solo temporanea sin quando i fattori dinamici che hanno creato una tendenza depressiva nel paziente rimarranno intatti. Si può quindi prevedere una ricaduta nella depressione; perciò avverto i pazienti della probabilità di ricadute. Ma, avendo sperimentato la liberazione, essi sanno anche che un continuo lavoro sul corpo, per migliorare la respirazione e la motilità, può portarli a superare la tendenza alla depressione.

In che cosa consiste tale tendenza? Forse vi sorprenderò dicendo che lo stato depressivo si presenta quando un’illusione corazzata dal paziente viene meno. Tali illusioni, che si collocano appena al disotto della superficie della coscienza, hanno la funzione di sostenere lo spirito di opposizione ad un sentimento di disperazione latente. La mente di un bambino non può accettare il rifiuto o la disapprovazione dei genitori. Ciò comporta l’illusione che l’amore che non viene dato spontaneamente possa essere guadagnato tramite le buone maniere, il successo, un gesto gradevole, l’intelligenza, l’ingegnosità, ecc. Il bambino rifiuta la sua stessa natura, le sue sensazioni ed il suo modo di essere per soddisfare un’immagine dell’io che è stata imposta dalle richieste dei genitori.
La tendenza alla depressione si fonda sul rifiuto e sulla disapprovazione di sé e sul tentativo di ottenere approvazione comportandosi come vuole qualcun altro. Non importa quanta approvazione il soggetto possa ottenere attraverso il successo personale o attraverso un gesto lodevole; non sarà in nessun caso un sostituto adeguato dell’amore. L’amore è accettazione generosa dell’altro, che non fa domande e non pone condizioni. L’illusione fondamentale è che si possa guadagnare questo tipo di amore. È un’illusione perché un amore che si debba guadagnare non è vero amore. L’illusione viene meno quando si scopre che il fine è irraggiungibile, privo di senso, e che la lotta è stata inutile. Pur senza comprendere pienamente cosa sta accadendo, la persona abbandona ogni sforzo e diviene depressa. Ogni depressione indica che la persona è giunta al punto di chiedersi “a che scopo”? Ciò significa un ritorno alla disperazione originaria, rinforzata ora dal fallimento di ogni sforzo consapevole.

La sequenza di disperazione, sforzo, fallimento e depressione può essere elaborata psicologicamente, in modo tale da consentire al paziente di raggiungere il livello di comprensione del circolo vizioso in cui è intrappolato. Io, però, ho scoperto che tale comprensione generalmente non è sufficiente perché il soggetto superi la tendenza depressiva, se non si realizza un ribaltamento dell’autorifiuto e autodisapprovazione che potenziano tale tendenza. Per ottenere tale ribalta, si deve rimuovere l’illusione, secondaria all’effetto, che le attitudini siano soggette al controllo dell’io. Un altro aspetto di tale illusione eguaglia il sé alla mente e all’immagine dell’io che ignora il corpo come fondamento del modo di essere nel mondo. Quando diventiamo vecchi ci accorgiamo che l’io non è il padrone del corpo. In gioventù l’io ha guidato inflessibilmente il nostro corpo verso il perseguimento dei propri fini ed infine il corpo ormai stanco, non ce la fa più. Siamo assediati dalle malattie ed abbiamo premonizioni di morte. Sentiamo, in qualche modo, di aver perso il treno. Il piacere e la gioia di vivere ci sono sfuggiti. Ci sentiamo senza aiuto ed ancora una sensazione di “a che scopo”? ci pervade. Diventiamo depressi.
 

La persona che vive in contatto con il proprio corpo non diventa depressa.
Sa che il piacere e la gioia dipendono da buone sensazioni fisiche ed è sufficientemente in contatto col proprio corpo perché gli sia possibile constatare la loro assenza e prendere misure adeguate a riconquistarle. E’ consapevole delle proprie tensioni corporee e sa che per tutto il tempo in cui persisteranno, esse condizioneranno e determineranno la risposta emozionale. Essere in contatto col proprio corpo significa essere in contatto con la realtà del proprio modo di esistere.
 

Una persona in contatto col proprio corpo non si fa illusioni su se stessa e sulla vita. Essa accetta le proprie sensazioni come espressione della propria personalità e non ha difficoltà ad esprimerle.
Quando una persona può tornare al proprio modo d’essere la tendenza depressiva è eliminata. Essa può essere contrariata e sentirsi triste per l’andamento della propria vita ma non crollerà in uno stato depressivo.
 

Essere in contatto col proprio corpo è un principio guida dell’analisi bioenergetica.
Più una persona è emozionalmente disturbata, più è lontana dal contatto con il proprio corpo. Il fine dell’analisi bioenergetica è quello di riportare il paziente in contatto con le relazioni fondamentali della propria esistenza: quella con l’ambiente in cui vive e quella col terreno su cui si regge. La qualità del contatto tra i piedi ed il terreno determina il buon “radicamento” individuale, cioè se i suoi piedi sono ben piantati o se “cammina tra le nuvole”, se si regge sulle proprie gambe o se è dipendente dal supporto degli altri. La maggior parte dei pazienti diventano consapevoli di non sentire un pieno contatto dei piedi col terreno. Alcuni dicono perfino di reggersi sulle proprie ginocchia. Non sapere come stiamo in piedi equivale a non sapere come ci gestiamo nella vita quotidiana. Lo scarso contatto con il suolo è determinato da tensioni muscolari croniche a livello di piedi, gambe, cintura pelvica e resto del corpo. Un piede piccolo e fortemente arcuato indica un rifiuto del contatto col suolo. Piedi piatti ed un arco collassato stanno ad indicare un’incapacità di muoversi sul terreno o via dal terreno. Oltre a queste aree di tensione si incontrano spesso tensioni croniche nei muscoli delle gambe, cosce, caviglie, muscoli adduttori…
Ciascuna di tali tensioni croniche riflette una limitazione del movimento e, per estensione, rappresenta una limitazione dell’espressione del sé. Ciascuno possiede una storia personale che deve essere portata alla luce a livello psicologico se si vuole liberare la tensione. Il terreno è sempre interpretato come il simbolo della madre. L’equivalenza tra la madre terra e la madre biologica è un concetto base dell’analisi bioenergetica.

Il modo in cui una persona sta in piedi ci fornisce molte informazioni riguardo ai suoi rapporti con la madre.
L’insicurezza insita in tale rapporto si tramuta in insicurezza a reggersi sulle proprie gambe ed è l’insicurezza fondamentale riguardo al problema di affrontare la vita.

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