Essenza Spazio Terapeutico

Che cos’è il counseling somatorelazionale

Counseling e counselor: una definizione
Che cos’è il counseling e chi è il counselor? Potremmo definire il counseling una relazione d’aiuto
il cui obiettivo è dare sostegno a chi si trova in un momento di difficoltà o di disagio. In questa rela-
zione, il counselor è colui che fornisce il proprio supporto, accompagnando il cliente nella soluzione
della situazione di crisi e/o nello sviluppo di un processo decisionale difficile. A differenza della
psicoterapia, dunque, il counseling non ha l’obiettivo di andare a scavare nel passato del cliente, né
di ristrutturare la sua personalità a partire dal presupposto che l’origine del suo malessere sia al
tempo stesso molto antica e fortemente strutturata nel suo carattere, ma si propone più semplice-
mente di accompagnare la persona nella soluzione di un problema attuale. Rispetto alla psicotera-
pia, il counseling è dunque un intervento meno profondo e radicale, e più limitato nel tempo.

Il counseling somato-relazionale
L’affacciarsi della figura del counselor nell’universo delle professioni di aiuto ha indotto quasi tutte le scuole di psicoterapia a istituire al proprio interno, accanto ai tradizionali corsi di formazione, corsi paralleli di abilitazione al counseling. Il counseling proposto da ogni scuola rispecchia, com’è ovvio, i credo e, fino a un certo punto, gli strumenti e le tecniche propri di quella scuola.
In questo contesto, un caso un po’ insolito è rappresentato dal corso di counseling somato-relazionale, proposto dall’I.P.SO. di Milano. Insolito perché nasce dall’integrazione di due diverse scuole di psicoterapia: l’Analisi Bioenergetica di Alexander Lowen e l’Approccio Centrato sulla Persona di Carl Rogers.
Volendo definirlo, potremmo dire che il counseling somato-relazionale è un counseling di orienta-mento rogersiano sul quale si immettono tecniche, abilità e prospettive che appartengono al corredo teorico dell’Analisi Bioenergetica.
Il modello rogersiano, praticato negli Stati Uniti già a partire dalla prima metà del Novecento, si ba-sa su alcune ipotesi rivoluzionarie rispetto all’approccio psicoanalitico e comportamentista allora in voga. Ecco le principali: ognuno di noi è l’unico vero esperto di se stesso e della propria esperienza personale e, di conseguenza, il terapeuta non è più l’Esperto che interpreta, diagnostica e suggerisce soluzioni, ma “semplicemente” una persona che mette a disposizione del cliente la propria capacità di ascolto e le proprie competenze per facilitarlo nel suo processo di crescita e assunzione di re-sponsabilità. Nella visione di Rogers, infatti, ogni essere umano custodisce in sé le potenzialità del proprio processo di autorealizzazione, e tuttavia nella maggior parte degli esseri umani queste po-tenzialità non hanno potuto germogliare e svilupparsi, perché essi non hanno trovato, nell’ambiente in cui sono venuti al mondo e cresciuti, il clima adatto per farlo, come semi lanciati nel deserto in-vece che su un terreno fecondo («quello che sono mi basta, se solo riesco a esserlo», nelle parole di Rogers, esprime molto bene tutto questo). In questa luce, il ruolo dello psicoterapeuta diventa quin-di quello di offrire al cliente il terreno fertile che gli è mancato, in altre parole un clima abbastanza accogliente – empatico, congruente, accettante e non giudicante – da consentirgli di riprendere il suo percorso evolutivo là dove era stato interrotto o deviato.
Carl Rogers non faceva differenze tra psicoterapia e counseling, tanto che utilizzava indifferente-mente una parola per l’altra e le modalità del suo approccio non cambiavano che lavorasse con uno studente incerto sulla scelta del corso di laurea o con una persona in profonda crisi depressiva. Oggi che counseling e psicoterapia rappresentano due realtà differenti, il modello rogersiano rap-presenta il prototipo di ogni altro orientamento nell’ambito del counseling. Ecco perché l’I.P.SO. ha scelto di far convergere l’approccio corporeo – che appartiene in qualche modo al suo DNA – in quello umanistico di Carl Rogers. Peraltro – ed è un fatto di non secondaria rilevanza – alcuni degli strumenti dell’Analisi Bioenergetica non solo si integrano nel modello rogersiano senza falsarne ipostulati essenziali (vedi a questo proposito l’articolo di Peter S. Fernald “Carl Rogers: un terapeuta verbale centrato sul corpo” , ma in molti casi fungono da catalizzatori del processo in atto.

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